Storia di Ásta

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La premessa è che il suo è un nome speciale: lo stesso di un’eroina della letteratura del nord. E poi àst, in islandese, vuol dire amore.

“La vita di Ásta era sbocciata dall’amore, e sarebbe cresciuta circondata dall’amore.” pag.14

“Storia di Ásta” è un libro pazzesco, quasi 500 pagine di dense emozioni, fiordi occidentali, passioni dolorose e abbandoni vari. Tutto comincia a Reykjavìk, anni ’50, dove un’uomo e una donna si amano in una maniera apparentemente indescrivibile, ma Stefànsson ci riesce alla grande; la sua scrittura smuove le budella. Loro sono Helga e Sigvaldi, vivono la loro storia d’amore e la loro avventura famigliare con normalità fino a che nasce la loro secondogenita, Ásta. E tutto cambia. Helga non regge il peso della maternità e la faticosa solitudine che la relega in casa con due bimbe piccole; piano piano il desiderio di fuggire da quella realtà si fa così forte da non poter essere ignorato. Così se ne va, abbandonando Sigvaldi a se stesso, con quelle due minuscole creature. Ma Ásta, che ha solo sette mesi, è fortunata perché nella sua vita arriva subito una balia pronta a darle tutto l’amore di cui la madre l’ha privata. Gli anni passano e la somiglianza tra Helga e Ásta cresce: ugualmente bellissime e logorate da una necessità di fuga anormale. Forse Helga era bipolare, ogni tanto dava di matto e lanciava cose addosso al marito, oppure era solo incomprensibilmente selvaggia e sua figlia ,come nota Sigvaldi, è la sua giovane copia.

Ásta lo sa che è stata abbandonata e questo la porta ad un’adolescenza turbolenta: tira un pugno ad un compagno e viene spedita in un’isolatissima fattoria ai confini dell’Islanda. Qui conosce un contadino silenzioso che vive con la madre vecchia e  malata che ogni tanto si sveglia e crede di essere in un’altra epoca. Ma soprattutto conosce Jòsef, un altro ragazzo difficile spedito laggiù per  redimersi e fare qualcosa. E così Ásta scopre che cos’è l’amore ma lo mette da parte ,ed esattamente come Jòsef, finge che non esiste, lo camuffa sotto le mentite spoglie di un leggero affetto. Poi l’estate finisce, così come il liceo, e inizia la vita adulta di Ásta, che di adulto ha solo il sesso.

Il libro è diviso in tre: la storia di Asta, quella di Sigvaldi che morendo ripercorre la sua vita e quella dell’autore stesso. Dire che è incasinato è dir poco. Ma è divino, pazzesco e fortissimo. Ho amato e odiato ogni singolo personaggio. Avrei voluto abbracciarli e poi tirare ad ognuno un bel pugno sul naso, come quello che Ásta tira a quel cretino di Jòi.

Stefànsoon ama scrivere, ha una passione morbosa per la narrativa e la si avverte sfogliando queste pagine, come se vi avesse concentrato  tutta la sua turbolenta e viscerale smania di raccontare. Si perde in discorsi nonsense, ripercorre momenti apparentemente inutili e fa riflessioni talvolta profondissime, talvolta glaciali.

( Ah, e poi il sesso tra Helga e Sigvaldi è da premio nobel per la letteratura).

Devo ancora capire se è il libro più bello che ho mai letto o il più rude, mentre ci rifletto, e potrebbe volerci qualche anno, vi lascio alcune citazioni. Ma vi avverto che l’opera stessa è una citazione enorme: il trionfo di una saggezza cinica e attuale (con tanto di frecciatine a Trump). Leggetelo!

voto:10

CITAZIONI

“Se la nazione islandese è arretrata, repressa e scontrosa, è perché non ha mai lasciato divertire i bambini. Per mille anni li abbiamo fatti lavorare come schiavi, del resto il lavoro è diventato subito una religione qui in Islanda, ha sostituito il Salvatore con cui voi maschi non vi siete mai riconciliati, perché non si è fatto mai schiavizzare e oltretutto è morto parlando. Sotto sotto, la maggior parte degli islandesi ha sempre considerato Gesù un fannullone che sarebbe di certo finito a carico della comunità, un fardello e una disgrazia per tutti, se fosse vissuto fra noi.” pag. 187

“Nascondere il proprio amore agli occhi del mondo dev’essere come nascondere un fuoco vivo dentro di sè, non può che consumare. Perfino ridurre in cenere. Sì, probabilmente consuma fino alla morte.” pag. 196

“La morte non capisce niente. Ecco perché è così spietata” pag. 225

“<<Vuoi sapere quel è la mia sventura? E’ che quei maledetti extraterrestri si sono dimenticati di venire a prendermi quando avevo diciannove anni per rendermi immune alla routine. Si sono dimenticati di me. Si sono dimenticati di disconnettermi il desiderio di libertà e di avventura.” pag. 295

“Ma allora la nostra esistenza ha radici così superficiali che un istante riesce a cambiare tutto?” pag. 334

“<<La nostra punizione a breve termine è Donald Trump. Quella a lungo termine una terra gravemente danneggiata, guerre civili, cambiamenti climatici dovuti al riscaldamento globale.>>” pag. 357

“E’ stupendo sprofondare, davvero divertente, un vero spasso.” pag. 448

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