Le sette morti di Evelyn Hardcastle

Screenshot_20190323_155936.jpgPosso dire che si tratta di uno dei libri più pazzi e geniali mai letti in vita mia?

Di questa storia mi ha fatto impazzire ogni dettaglio, ogni dialogo, ogni personaggio. Ho provato le emozioni più disparate, mi sono sentita totalmente trasportata all’interno e sballottata fra i vari intrecci narrativi insieme a Aidan Bishop, il protagonista.

Inizialmente lui non ricorda il suo nome, anzi non ricorda proprio un bel niente e si trascina (ferito e disorientato) per il bosco che circonda la residenza di Blackheath.

Ha in testa una sola parola, Anna, e mentre la chiama disperato raggiunge la villa che appartiene alla famiglia Hardcastle. Aidan scopre di trovarsi lì per un ballo in maschera organizzato in onore della figlia dei padroni di casa, Evelyn. Un festa a cui sono state invitate le stesse identiche persone di diciannove anni prima, quando, nel weekend festivo, il fratellino di Evelyn, Thomas, venne ucciso nei pressi del lago.

Ora la morte si affaccia nuovamente come un ombra sulla famiglia Hardcastle, a morire sarà Evelyn e lo farà ogni sera, con un colpo di pistola, sulla riva del lago proprio come Thomas.

Tocca a Aidan risolvere il delitto: chi è stato? Per arrivare alla soluzione ha a disposizione otto giorno e otto incarnazioni diverse, ognuna in grado di ottenere qualche tassello del puzzle. A controllare lo svolgimento dell’indagine c’è un misterioso uomo mascherato da Medico della peste, a minacciare la sua vita c’è un inquietante lacchè e a complicare le cose ci sono una sfilza di personaggi magnifici che nascondono una quantità riprovevole di segreti.

Le sue incarnazioni rallentano talvolta la corsa sfrenata verso la verità, a causa delle loro inclinazioni personali (sì Aidan prende alcune delle caratteristiche delle varie incarnazioni) a volte buone, altre volte destabilizzanti (Stuart Turton è abilissimo nel trascinarti in questa follia psicologica).

L’indagine svolta da Aidan è sottoposta a continui cambi di rotta e colpi di scena (che culminano con l’identità dell’assassino e la motivazione per cui Aidan Bishop si trova in quella dimora).  Le domande aumentano man mano che emergono nuove prove! Finirete probabilmente con il desiderare di finire il libro solo per respirare!

Si tratta di un’opera complessa, estremamente godibile e intelligente. Ogni singolo particolare è un minuscolo tassello che va tenuto da parte e ripreso al momento opportuno, come una sorta di rebus i cui indizi sono sparpagliati fra le pagine. Il lettore si sente obbligato a partecipare, vuole dare la soluzione e non può permettersi di perdere la concentrazione (o abbassare la guardia).

Inutile dire quanto ogni cosa non sia assolutamente come sembra, e come ogni menzogna e segreto familiare ne nasconde altri dodici, ogni volta. Ad ogni modo un lodevole svarione letterario, anzi, un intrattenimento intelligentissimo!

voto: 10 (voto rarissimo!)

CITAZIONI

“<<Sto impazzendo, vero?>> domando al Medico della peste, guardandolo da sopra lo specchio. Sento il tremito che m’incrina la voce. <<Certo che no>> dice il Medico della peste <<La follia sarebbe una via di fuga, e c’è un solo modo per sfuggire da Blackheath.>>”

“Se non siamo all’inferno, certamente il diavolo sta prendendo appunti.”

 

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