Le vedove di Malabar Hill

 

picsart_05-05-03.22.15-e1557478116254.jpg“Al potere delle donne!”

Fate i bagagli. Si parte per Bombay  (l’attuale Mumbai) e già che ci siamo facciamo un salto indietro nel tempo fino al 1921. Munitevi di sari di lino, tè freddo e il numero del ristorante indiano più vicino a casa perché questo libro vi metterà un’incredibile voglia di ordinare qualcosa!

Ah, sebbene l’atmosfera sia esotica e piena di fascino questo è un giallo! Le vedove di Malabar Hill (Malabar Hill è il nome del quartiere nel quale si svolgeranno i delitti) è il primo libro di quella che si preannuncia un’interessante saga investigativa con protagonista la prima avvocatessa di Bombay, Perveen Mistry.

Perveen lavora nel rispettabile e noto studio legale di suo padre, siamo negli anni ’20 e naturalmente la legge non permette ad una donna di esercitare la professione in aule di tribunale ma le concede di esercitare il suo lavoro in ufficio, motivo per cui il padre le affida soprattutto pratiche di varia natura burocratica e testamenti. Il caso Farid sembra di facile risoluzione: Mr Omar Farid, morto dopo una lunga malattia, lascia tre mogli e cinque figli di cui un solo maschietto. Stando agli atti le tre donne, che sono delle purdahnashin (non parlano con gli uomini e vivono in isolamento- per loro scelta), sono intenzionate a donare tutta l’eredità e il loro mahr (la dote del marito) ad un wakf (un fondo di beneficenza). Perveen nota subito che due delle donne hanno firmato con una semplice croce e deducendo che non sappiano leggere decide di incontrarle; secondo lei non sono a conoscenza dei loro diritti e non sono affatto tutelate dall’amministratore dei beni di famiglia, Mr Mukri, un ignobile soggetto che fortunatamente muore in fretta, assassinato proprio in casa Farid.

Da qui si apre un’indagine svolta con poco interesse dalla polizia del posto e da alcuni agenti inglesi che faranno una gran fatica a lavorare con quella moderna avvocatessa parsi. Nel frattempo Perveen deve fare i conti con il suo passato, così ripercorriamo gli ultimi cinque anni e la sua storia d’amore con Cyrus, un affascinante parsi di Calcutta che le stravolgerà la vita: per lui lascerà l’università, si metterà contro il nonno e si trasferirà a novecento chilometri di distanza da Bombay e dalla sua famiglia.

Il sogno romantico avrà però breve durata: Cyrus non c’è mai e la vita in casa Sodawalla è opprimente e antiquata: ogni mese Perveen deve trascorrere l’intera settimana del ciclo mestruale (più due giorni) reclusa in una stanzetta come si usava in antichità, senza contatti con l’esterno e soprattutto senza lavarsi. Queste reclusioni forzate provano terribilmente la giovane che cerca aiuto nel marito. Cyrus non solo non farà nulla per proteggerla dalla mentalità di casa (mentalità che era già costata la vita alla giovanissima sorellina di Cyrus qualche anno prima) ma continuerà a tradirla con diverse prostitute, trasmettendo infine la gonorrea a Perveen.

Il libro procede dunque tra il 1921 e il 1916, fra tradizioni e leggi che sottomettono la donna in ogni sua sfumatura, in un vortice di culture così diverse tra loro e inglesi che vogliono affermarsi sugli indiani senza alcun rispetto. Un bel giallo, intrigante ma dalla trama semplice e pulita. L’atmosfera nostalgica, che racconta un’India che non c’è più e la prima forte emancipazione femminile, è intensa e aromatica, sà di legno di sandalo, rosa e spezie piccanti.

Molto interessante è anche tutto l’aspetto legale e la precisione con cui l’autrice (che ha madre tedesca e padre indiano) entra nei dettagli dei codici morali e della cultura parsi, induista e musulmana; lo fa con sensibilità e maestria trascinando il lettore all’interno della storia anche grazie alla consistente quantità di termini in lingua originale e al glossario a fine libro !

Insomma, consigliatissimo! Intrattiene e arricchisce, ricordando con sapienza la faticosa strada percorsa dalle donne.

voto:9

pagine: 432

edito da NeriPozza- settembre 2018

di Sujata Massey

 

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