Stoner: tra noia e capolavoro

Non un istante di tregua
per il nostro ritorno;
dal profondo del tempo,
ci guadagniamo le nostre perdite
con l’amore che abbiamo meritato

La mia professoressa di lettere un giorno disse “i libri più grandi sono quelli che spaccano in due il pubblico“. Sarà davvero così? Ci ho pensato spesso nel corso degli anni e penso che non avesse del tutto torto. Su Instagram è facile imbattersi in recensioni e opinioni contrastanti, anche quando si parla di grandi classici o titoli pluripremiati.

I libri maggiormente discussi in genere lasciano poco spazio alle mille sfumature che possono caratterizzare il giudizio del lettore; con questi libri il giudizio può essere bianco o nero. Cinque stelle o zero. Tutto o niente.

Nell’immenso calderone dei libri che hanno diviso in due il pubblico dei lettori ci sono titoli come It, Notre Dame de Paris, Il Nome della Rosa e molti, moltissimi altri. Ed ecco che allora la mia prof su una cosa aveva sicuramente ragione: sono tutti grandi titoli della letteratura.

Un libro di cui ho sempre sentito giudizi estremamente contrastanti è Stoner di John Williams, romanzo semplice quanto complesso che racconta la vita di un uomo comune, William Stoner. Il romanzo, pubblicato nel 1965 senza avere successo, è stato ristampato nel 2006 dalla New York Review Books facendo il botto e attirando l’attenzione degli editori di tutto il mondo. In Italia è stato pubblicato da Fazi nel 2012 e nel 2020 da Mondadori. Sono due le opinioni più gettonate:

-Stoner è un capolavoro della letteratura.

-Stoner è di una noia mortale.

Decisa a farmene un’opinione tutta mia, ho iniziato ad ascoltarlo su Audible all’inizio di maggio. Sapevo che sarebbe potuto non essere un ascolto facile, sapevo che il rischio “distrazione” sarebbe potuto essere altissimo, ma ci ho comunque provato, per un ascolto complessivo di nove ore e diciassette minuti.

Sin da subito ho capito che la scrittura di Williams è impeccabile, quasi ipnotica; riesce a coinvolgere anche laddove non capita assolutamente nulla, è forse questa la maestria?

Che Stoner sia un romanzo perfetto lo avrete già sentito dire centinaia di volte ma è proprio così, nella sua grigia, a volte lenta, e commovente semplicità, Stoner è perfetto.

Stoner è stato per parecchio tempo uno dei grandi romanzi dimenticati della letteratura americana. John Williams racconta la vita di un uomo, Stoner appunto, che, nato in una famiglia di contadini poveri, finisce per scoprire dentro di sé una passione struggente per la letteratura e diventa professore. È la storia di un uomo che conduce una vita semplice al limite della frugalità. Una vita che lascia poche tracce.

Ma Stoner è molto molto di più: è un romanzo sull’amicizia, sul matrimonio, un romanzo di ambiente universitario, un romanzo sociale e – last but not least – un romanzo sulla fatica. Sul duro, implacabile lavoro nelle fattorie, sull’impegno che richiede la vita matrimoniale, sulla difficoltà di allevare con paziente empatia una figlia all’interno di una famiglia avvelenata, e sul tentativo di avvicinare alle meraviglie della letteratura studenti universitari spesso insensibili.

Ma, al fondo, Stoner è soprattutto un romanzo sull’amore: sull’amore per la poesia, per la letteratura e anche sull’amore romantico. È un romanzo su cosa significa essere umani. Alla luce di questa centralità dell’amore per la letteratura e per la poesia, abbiamo pensato di pubblicare in questo volume, insieme al romanzo, una raccolta di poesie di John Williams, inedita in Italia, dal titolo La necessaria menzogna, uscita nello stesso anno in cui venne pubblicato Stoner e quindi vicinissima ai temi che più stavano a cuore a Williams in quel periodo.”

Il libro, letto dalla meravigliosa voce di Sergio Rubini, mi ha travolto come una bufera trascinandomi nel mondo e nella vita di Stoner. Un uomo la cui esistenza può facilmente essere percepita come banale, scialba, per nulla incisiva. Eppure Stoner è quasi una persona vera: termini il romanzo e hai la sensazione di aver partecipato a qualcosa di reale, Stoner non è un personaggio di carta come tanti altri. C’è di tutto qui dentro e certo, c’è anche fallimento, rassegnazione e disillusione ma soprattutto c’è una vita che vale la pena conoscere.

Io ve lo consiglio, leggetelo, ascoltatelo, insomma, amatelo!

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