UN MESSAGGIO DAGLI SPIRITI


Questo mese ho letto e ascoltato su @Audible_it Un Messaggio per gli Spiriti della mia adorata Agatha Christie. Si tratta di un titolo che non avevo ancora letto perché temevo di non saper apprezzare un suo romanzo senza i miei amati Hercule Poirot e Miss Marple. Naturalmente mi sono ricreduta dopo pochissime pagine.

Ma di cosa parla questo romanzo e perché è così diverso dal resto della produzione letteraria della regina del giallo? Andiamo con ordine.

In una casa isolata dalla neve alcune persone fanno passare il tempo facendo una seduta spiritica. Ad un certo punto uno spirito dice che il Capitano Trevelyan è stato assassinato. I partecipanti alla seduta rimangono colpiti dal messaggio venuto dagli spiriti, a tal punto che il Maggiore Burnaby decide di affrontare la tormenta di neve per recarsi in paese, a qualche chilometro di distanza, e verificare la salute dell’amico. Giunto alla casa del Capitano bussa, ma nessuno gli apre. Il Maggiore va chiedere aiuto alla locale stazione di polizia; gli agenti, entrati in casa, scoprono il cadavere di Trevelyan. Il giovane nipote di Trevelyan, uno degli eredi del suo patrimonio, viene accusato del delitto. La sua fidanzata Emily inizia a indagare per conto proprio, in compagnia di un giornalista, per scagionarlo.

In questo insolito romanzo della Christie  uscito per la prima volta nel 1931 (e arrivato in Italia solo nel 1935 in un’edizione che ha risentito della presenza fascista nel paese) non abbiamo investigatori esperti, sebbene vi sia l’ispettore Narracott che è però quasi secondario. Abbiamo a che fare con due giovani personaggi interessati al caso per motivi personali. Da una parta c’è la scaltra Emily e dall’altra l’ambizioso Charles, un giornalista (da manuale) che ha così l’opportunità di fare carriera.

Capiamo che si tratta di un romanzo particolare sin dalle prime pagine quando la Christie inizia a descriverci l’ambientazione  campagnola e isolata che per certi versi può addirittura ricordare Il Mastino dei Baskerville di Conan Doyle, autore per altro citato proprio all’interno del testo. Ma l’elemento veramente insolito è quello esoterico. Il romanzo infatti inizia proprio con una seduta spiritica! Non ho letto tutti i romanzi di Agatha Christie ma ne ho sicuramente letti parecchi e ammetto di non essermi mai imbattuta in elementi esoterici, il che mi ha fatto riflettere. Forse il richiamo esplicito (e non) ad Arthur Conan Doyle sta anche nella scelta di inserire un elemento così invece tipico del collega.

Infatti quando Christie scomparve misteriosamente nel 1926 fu proprio Conan Doyle a chiedere aiuto a una medium per ritrovarla, portandole un guanto della scrittrice. Chissà forse era un piccolo omaggio.

Comunque sia, come in tutti i libri di questa autrice i personaggi sono ben delineati, con linee chiare e semplici. La prosa è scorrevole e il ritmo incalzante come sempre. Per motivi organizzativi ho alternato ascolto e lettura e mi sono trovata molto bene, l’unica cosa che posso consigliare è questa: attendete una giornata di neve per avventurarvi tra queste pagine…

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